Beato Egidio d’Assisi
Assisano, di origini quasi sicuramente contadine, Egidio era un giovane diciottenne quando si unì a frate Francesco, il 23 aprile 1208, festa di San Giorgio. Da tempo andava riflettendo su quei fatti che erano sulla bocca di tutta Assisi, di come il figlio di Pietro di Bernardone – che a suo tempo si era ben guadagnato il soprannome di "re delle feste" – aveva abbandonato ogni bene paterno per vivere il Vangelo di Gesù Cristo. Quando Egidio seppe, proprio durante quei giorni di festa, che anche Bernardo di Quintavalle e Pietro Cattani avevano lasciato tutti i propri beni unendosi a Francesco, il suo ardore giovanile gli fece rompere ogni indugio e, finalmente trovato frate Francesco nei pressi di Rivotorto, gli si inginocchiò dinanzi e lo pregò di poter restare con loro. «Gran dono t’ha fatto il Signore», gli rispose frate Francesco, il quale dopo averlo accolto e condotto alla chiesetta della Porziuncola disse di lui: «Il Signore ci ha mandato un buon fratello».
Poco tempo dopo, dividendosi per il loro primo apostolato itinerante, il Poverello prese con sé Egidio e i due si incamminarono nella Marca d’Ancona. Fu un gesto di attenzione, questo di frate Francesco per il più giovane e il più estraneo a quella primitiva fraternità, che impresse in lui con chiarezza il carisma francescano. Un’altra missione avvenne nell’autunno del 1208, quando – raggiunto il numero di otto frati – si divisero in direzione dei quattro punti cardinali: Egidio, questa volta, partì con Bernardo per San Giacomo di Compostella, prima peregrinazione in uno dei principali santuari del tempo che a lungo caratterizzerà questa prima parte della vita di Egidio.
Nel 1210 si recò a Roma con frate Francesco ed i primi compagni per chiedere a Papa Innocenzo III l’approvazione della forma vitae, ovvero il modo di vivere secondo il Santo Vangelo che costituirà poi la Regola dei Frati Minori.
Con l’obbedienza di frate Francesco egli partì per la Terra Santa – primo tra i frati a recarvisi – passando per i santuari di S. Angelo al Gargano e di S. Nicola a Bari. Egidio si guadagnava da vivere facendo i lavori più diversi, come fabbricare sporte di giunco, o seppellire i morti. Al ritorno dai luoghi di Gesù si stabilì per alcuni anni a Roma, da solo, vivendo sempre del proprio lavoro secondo le indicazioni di frate Francesco, e con lo stile dei fratelli minori, soggetti a tutti.
Se fino a quel momento Egidio aveva goduto della libertà di movimento che frate Francesco gli aveva accordato – tanta era la fiducia che questi nutriva verso di lui e nella sua docilità alle ispirazioni del Signore – nel 1215 egli fece ritorno ad Assisi con l’impellente esigenza di ricevere una nuova obbedienza. Fu per la pace dell’anima di Egidio che frate Francesco gli dette l’obbedienza mandandolo nel romitorio di Favarone, presso la città di Perugia, nel contado di Porta Sole.
È proprio con l’esperienza nel romitorio di Favarone del 1215 – in cui ebbe una prima estasi mistica – che avvenne un cambiamento nella vita di Egidio: egli scopre, in mezzo alla vita operosa, una profonda tendenza alla vita solitaria e una grande sete di contemplazione. Rimarranno in lui quel senso pratico della vita che lo caratterizza, la sua umanità arguta e a volte burlesca, la sua lieta e francescana laboriosità, ma la vita di itineranza comincerà a lasciare il posto ad una vita ritirata di preghiera e penitenza.
Da Favarone Egidio scese alla Porziuncola per il Capitolo delle Stuoie del 1219; qui frate Francesco gli assegnò – con frate Eletto – la missione in Tunisia: il grande desiderio di martirio di Egidio fu frustrato dai alcuni mercanti cristiani che – per timore di perdere i propri affari per qualche ritorsione – imbarcarono i frati in fretta e di nascosto, ad appena pochi mesi dal loro arrivo. Tra il 1225 ed il 1226 il frate assisate soggiornò presso il cardinale Nicolò Chiaramonti, a Rieti, manifestando l’antica passione per il lavoro manuale; di qui se ne andò per un luogo solitario sopra Deruta, dove passò la quaresima nella preghiera e nella penitenza. Fu il 1226 l’anno della "svolta".
Quando il 3 ottobre 1226 Francesco morì alla Porziuncola Egidio era là. Se ne ripartì in compagnia di un frate – probabilmente Graziano – per trascorrere la quaresima di San Martino nell’eremo di Cetona, nel chiusino. Qui – da tre giorni prima di Natale fino all’Epifania, in maniera discontinua e ripetuta – Egidio ebbe il dono mistico della visione di Gesù, esperienza che produsse in lui un radicale mutamento, tanto da essere da lui considerata una vera e propria nuova nascita.


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